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6 min di letturaE-commerce

Dal 27 settembre non puoi più scrivere "eco-friendly" a caso: come mettere a norma le diciture green del tuo e-commerce (2026)

Matteo Kiramarios

Scritto da

Matteo Kiramarios

Data di pubblicazione

28 settembre 2026

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Se sul tuo e-commerce compaiono parole come "ecologico", "green", "sostenibile" o un badge "carbon neutral", questo articolo ti riguarda da vicino. ♻️ Dal 27 settembre 2026 è pienamente applicabile una nuova normativa europea che mette fuori legge le diciture ambientali vaghe o non provate — e in Italia è già recepita con sanzioni concrete. Non è una direttiva "in arrivo": è in vigore da adesso.

La buona notizia è che mettersi a norma non significa smettere di comunicare i propri valori: significa farlo con dati veri invece che con aggettivi. Vediamo cosa cambia e come rivedere il tuo negozio senza panico. 👇

Cosa scoprirai in questo articolo:


Cosa vieta la direttiva EmpCo

La norma si chiama direttiva EmpCo "Empowering Consumers for the Green Transition" (UE 2024/825), recepita in Italia dal D.lgs 20 febbraio 2026 n.30 (in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo 2026), che modifica il Codice del Consumo. È pienamente applicabile dal 27 settembre 2026 (Commissione Europea).

In pratica vieta:

  • Le asserzioni ambientali generiche non dimostrate: "ecologico", "green", "sostenibile", "biodegradabile", "amico della natura" usati senza prove.
  • I claim "carbon neutral" / "climate neutral" basati solo sulla compensazione con crediti di carbonio, senza riduzioni reali nella filiera.
  • I marchi di sostenibilità auto-creati: le etichette non certificate da sistemi approvati o stabiliti da autorità pubbliche non si possono più usare (stop all'auto-dichiarazione).
  • I claim parziali spacciati per totali: non puoi dire "riciclato" se lo è solo una piccola componente, senza specificare a cosa si riferisce.

Una precisazione utile per non fare confusione: questa non è la "Green Claims Directive" (quella proposta è stata accantonata a metà 2025). È la EmpCo, già adottata e ora in vigore.

Perché è stata introdotta (i numeri)

Il motivo è nei dati raccolti dalla stessa Commissione. In uno studio a supporto della proposta legislativa, il 53,3% delle asserzioni ambientali esaminate risultava "vago, fuorviante o infondato" e il 40% "non comprovato" (Commissione Europea, COM(2023)166). In uno screening dei siti web condotto a livello europeo, in oltre metà dei casi (57,5%) l'operatore non forniva elementi sufficienti a valutare l'accuratezza del claim.

Tradotto: il legislatore ha fotografato un mercato pieno di dichiarazioni green non verificabili e ha deciso di intervenire. Per un e-commerce onesto è in realtà un'opportunità — chi comunica con dati veri si distingue da chi finora ha usato aggettivi vuoti.

Le sanzioni non sono simboliche: multa parametrata al fatturato annuo, sospensione delle campagne, ritiro dei prodotti dal mercato, pubblicazione dell'estratto della condanna sui canali ufficiali dell'azienda e possibile esclusione dalle gare d'appalto pubbliche (Rete Clima, sul D.lgs 30/2026).

Dove si nascondono i rischi nel tuo e-commerce

L'ambito è ampio e centrato proprio sull'online: le regole valgono per packaging, etichette, siti web, cataloghi, pubblicità e ogni comunicazione commerciale verso il consumatore. I punti a rischio nel tuo negozio sono più di quanti pensi:

  • Il copy delle schede prodotto ("tessuto eco", "packaging sostenibile").
  • I filtri di categoria tipo "prodotti sostenibili" o "scelta green".
  • I badge e le icone in home e nel carrello.
  • Le email marketing, le landing e gli annunci a pagamento.
  • Le dichiarazioni "carbon neutral" su prodotto o brand.

La checklist per mettersi a norma

  1. Mappa tutti i claim green. Fai un elenco di ogni punto — pagine, filtri, badge, email, adv — dove compare un'affermazione ambientale. Non puoi mettere a norma ciò che non hai censito.
  2. Sostituisci gli aggettivi vaghi con dati verificabili. "Sostenibile" diventa "packaging in cartone riciclato al 90%, certificato FSC". Il dato specifico è sia conforme sia più credibile.
  3. Specifica a cosa si riferisce l'affermazione. Chiarisci se riguarda l'intero prodotto o una componente, l'azienda o il singolo articolo, quale fase del ciclo di vita.
  4. Rimuovi o certifica i badge auto-creati. Se un marchio di sostenibilità è nato in casa, va tolto a meno che non sia certificato da un sistema riconosciuto.
  5. Rivedi i claim "carbon neutral". Se il risultato deriva solo da crediti di carbonio, non puoi dichiararlo. Gli impegni futuri ("carbon neutral entro il 2030") sono ammessi solo con un piano chiaro, misurabile e verificato da terzi.
  6. Conserva le prove. Per ogni affermazione che resta, tieni la documentazione a supporto: è ciò che ti protegge in caso di contestazione.

Takeaway pratico — da mettere in pratica

Oggi stesso apri il tuo e-commerce e cerca le parole "eco", "green", "sostenibile", "naturale", "carbon neutral" in schede, filtri, badge ed email. Ogni volta che le trovi, chiediti: ho un dato verificabile e documentato dietro questa parola? Se la risposta è no, riscrivila con un numero concreto o rimuovila. La norma è già in vigore dal 27 settembre e le sanzioni sono parametrate al fatturato: intervenire ora, sostituendo gli aggettivi vuoti con prove, è insieme un adempimento e un upgrade di credibilità del tuo negozio.


In sintesi

Dal 27 settembre 2026 la direttiva EmpCo (recepita in Italia dal D.lgs 30/2026) vieta le asserzioni ambientali generiche, i claim "carbon neutral" da sola compensazione e i marchi di sostenibilità auto-dichiarati (Commissione Europea, 2026). Non è la "Green Claims Directive" accantonata, ma una norma già in vigore, con sanzioni parametrate al fatturato. È nata perché la UE aveva trovato il 53,3% dei green claims vaghi o infondati e il 40% non comprovato (COM(2023)166). Per un e-commerce il lavoro è concreto: mappare ogni claim in schede, filtri, badge ed email, sostituire gli aggettivi vaghi con dati verificabili e conservare le prove. Chi comunica con numeri veri non solo è conforme, ma guadagna credibilità.

Vuoi rivedere il tuo e-commerce alla luce delle nuove regole senza perdere forza commerciale? Contatta MKDA Agency per un check delle diciture del tuo negozio.

FAQ sui green claims

Posso ancora dire che un mio prodotto è sostenibile? Sì, ma non con l'aggettivo da solo. Dal 27 settembre 2026 le affermazioni ambientali generiche non provate sono vietate (EmpCo, D.lgs 30/2026): devi accompagnarle con un dato specifico e verificabile — quale materiale, quale percentuale, quale certificazione. "Sostenibile" da solo è a rischio; "cotone biologico certificato GOTS al 100%" è conforme e più convincente. ✅

Cosa rischio concretamente se lascio i vecchi claim? Le sanzioni previste dal recepimento italiano includono multe parametrate al fatturato annuo, sospensione delle campagne, ritiro dei prodotti e persino la pubblicazione della condanna sui canali ufficiali dell'azienda (Rete Clima, 2026). Non è un rischio teorico: la norma è già applicabile. 💡

I badge "eco" che ho creato io vanno tolti? Sì, se non sono certificati da un sistema riconosciuto o stabilito da un'autorità pubblica. La direttiva vieta i marchi di sostenibilità auto-dichiarati: un'icona "green" disegnata internamente non basta più. Meglio sostituirla con certificazioni reali o con dati concreti sul prodotto. 🚀

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Matteo Kiramarios
Autore dell'articolo

Matteo Kiramarios

Founder di MKDA. Mi muovo tra la concretezza delle relazioni umane nell'offline e l'innovazione del marketing digitale nell'online: aiuto le attività a trovare la propria voce e scalare il business con strategie su misura. Il mio motto? L'innovazione senza strategia è solo rumore.

Curo questo blog con una missione precisa: trasformare la complessità del digitale in conoscenza accessibile per chi, come me, non smette mai di voler crescere. Credo che la condivisione sia il vero motore del progresso — e amo le sfide quanto un buon caffè espresso ☕️.

Con MKDA, ad Aprilia, seguiamo attività di Latina e dintorni: siti web, produzione video e gestione social.

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