440 milioni di pacchi in sei mesi, ma 3 su 4 partono dai giganti: come un piccolo e-commerce si ritaglia spazio nel 2026 📦

Scritto da
Matteo Kiramarios
Data di pubblicazione
12 ottobre 2026
Gli italiani comprano online sempre di più: lo dicono i pacchi, che sono il dato più concreto di tutti. 📦 Ma dietro la crescita c'è un'altra notizia, meno rassicurante per chi gestisce un piccolo negozio online: la torta si allarga, e le fette più grandi finiscono sempre agli stessi. Per un e-commerce di Aprilia, una bottega del Lazio che vende anche online o un brand artigianale, la domanda non è più "il mercato cresce?", ma "come mi prendo la mia parte senza giocare la partita dei giganti?".
In questo articolo leggiamo i nuovi dati sulle spedizioni e li traduciamo in scelte pratiche per il tuo shop.
I numeri: il mercato cresce a doppia cifra
Secondo il Netcomm Delivery Index, l'osservatorio realizzato dal Consorzio Netcomm insieme a Poste Italiane e presentato a fine settembre 2026, nel primo semestre 2026 sono state spedite 440 milioni di consegne B2C, con una crescita dell'11,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando erano 394,3 milioni). Due anni prima, nel primo semestre 2024, erano 362,7 milioni.
In altre parole: in due anni il volume di pacchi verso i consumatori è cresciuto di oltre 75 milioni di unità. La domanda c'è, ed è in salute.
Il rovescio della medaglia: la concentrazione
Lo stesso report mostra però che il mercato è sempre più concentrato. Otto operatori (Aliexpress, Amazon, eBay, Shein, Temu, Vinted, Zalando e Zooplus) muovono da soli il 74% dei pacchi. A tutti gli altri merchant resta il 26%.
Se si guarda alle singole categorie, i primi dieci operatori arrivano in media all'87,2% dei volumi, con punte del 95,2% nell'editoria e del 92,2% nell'informatica. Le categorie meno concentrate sono invece abbigliamento (81,5%), alimentari (81,7%) e salute e benessere (82,2%).
Dove si sposta la domanda
Sempre secondo Netcomm, la macrocategoria che cresce di più è Salute e benessere, che sale al 20,5% dei volumi (+1,7 punti percentuali). Abbigliamento, sport e accessori resta la prima macrocategoria con il 22,8%, ma perde quasi un punto. Anche il Food & Grocery guadagna terreno, arrivando al 7,3%.
💡 Da mettere in pratica: se vendi in una delle categorie meno concentrate (moda, alimentare, benessere e cosmetica), il terreno è più aperto di quanto pensi. Questa settimana: 1) individua i tre prodotti che i grandi marketplace non sanno raccontare bene; 2) scrivi per ognuno una scheda che spieghi origine, uso e differenza; 3) mettili al centro della home e delle campagne.
Cosa significa per un piccolo e-commerce
Il dato sulla concentrazione può spaventare, ma va letto bene. I giganti vincono dove contano prezzo, assortimento infinito e velocità di consegna standardizzata. Un piccolo shop non vincerà mai su questi tre fronti. Può però vincere su tutto il resto.
1. Competere sulla specializzazione, non sul catalogo
Le categorie meno concentrate sono quelle dove il prodotto ha bisogno di essere spiegato, provato, consigliato: un integratore, una crema, un capo di qualità, un prodotto alimentare del territorio. Qui un e-commerce piccolo ma competente batte il marketplace, perché sa rispondere alla domanda "è adatto a me?". Investi in contenuti di consulenza: guide all'uso, confronti onesti, risposte alle domande frequenti direttamente nella scheda.
2. Trasformare la consegna in un'esperienza, non solo in un costo
Non puoi battere Amazon sui tempi, ma puoi battere tutti sulla cura: imballo curato, biglietto scritto a mano, tracking comunicato in modo chiaro, una mail post-consegna che chiede se è andato tutto bene. Sono dettagli che costano poco e che generano recensioni e riacquisti.
Ricorda anche che dal 27 settembre 2026, con il D.Lgs. 30/2026 che recepisce la direttiva europea "Empowering Consumers", come ricorda Netcomm, le informazioni precontrattuali devono indicare le opzioni di consegna rispettose dell'ambiente, se disponibili (per esempio spedizione più lenta a minori emissioni o ritiro in un punto di raccolta). Se le offri, dillo chiaramente nel checkout: è un obbligo, ma anche un argomento di vendita.
3. Lavorare sul cliente che torna
Chi compra dai giganti spesso non ricorda nemmeno da quale venditore ha comprato. Il tuo vantaggio è la relazione: newsletter utile, programma fedeltà semplice, comunicazioni personali. Ogni cliente che riacquista direttamente da te è un cliente che non hai dovuto ricomprare con la pubblicità.
Il fattore prezzo: un'opportunità per chi vende in Italia
C'è un dato del Delivery Index che vale la pena leggere con attenzione. Netcomm ha chiesto ai consumatori se comprerebbero ancora un prodotto che costasse 3 euro in più per effetto di dazi o tasse. Il 14,2% risponde "certamente" e il 39,1% "probabilmente sì". Ma il 46,8% cambierebbe comportamento: il 26,2% cercherebbe lo stesso prodotto su un altro sito senza dazio, il 7,7% lo comprerebbe in negozio e il 12,9% rinuncerebbe all'acquisto.
Per un e-commerce che spedisce dall'Italia, questo è un segnale chiaro: quando il prezzo delle piattaforme extra-UE sale, una parte dei clienti si mette a cercare alternative. Devi farti trovare in quel momento.
💡 Da mettere in pratica: rendi evidente il vantaggio di comprare da te: 1) scrivi in home e nelle schede "spedito dall'Italia" con i tempi reali di consegna; 2) mostra costi di spedizione e resi prima del checkout, senza sorprese; 3) monta una campagna Google Shopping sui prodotti dove la differenza di prezzo con i marketplace extra-UE si è ridotta.
Gli errori da evitare
- Inseguire i giganti sul prezzo. Una guerra di sconti contro chi ha economie di scala enormi si perde sempre, e ti mangia il margine.
- Trascurare la logistica perché "la gestisce il corriere". Il cliente giudica te, non il corriere. Ritardi, imballi rovinati e tracking assente pesano sulla tua reputazione.
- Dipendere solo dai marketplace. Vendere anche su piattaforme terze può avere senso, ma senza un canale tuo non costruisci mai una base clienti.
- Ignorare gli obblighi informativi del checkout. Le nuove regole del Codice del consumo sono in vigore: verifica che consegna e garanzie siano comunicate come previsto.
In sintesi
Il Netcomm Delivery Index racconta un e-commerce italiano in piena crescita, con 440 milioni di consegne nel primo semestre 2026 (+11,6%), ma anche un mercato dove otto operatori controllano tre pacchi su quattro. Per una PMI la strada non è imitare i giganti, ma presidiare le categorie dove contano consulenza e fiducia, curare la consegna come parte dell'esperienza e costruire relazioni che portano riacquisti. La crescita c'è: bisogna solo scegliere il campo giusto dove giocarla.
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FAQ sulle spedizioni e-commerce nel 2026
Un piccolo e-commerce ha ancora senso con il 74% dei pacchi in mano a otto operatori? Sì, se sceglie bene il terreno. Le categorie meno concentrate, come moda, alimentare e salute e benessere, lasciano spazio a chi sa consigliare e raccontare il prodotto meglio di un marketplace. ✅
Devo offrire per forza una consegna "green"? No. Dal 27 settembre 2026 devi indicare le opzioni di consegna rispettose dell'ambiente solo se le offri. Se le hai, però, conviene metterle in evidenza: per molti clienti sono un motivo in più per scegliere te. 🌱
Conviene vendere anche sui marketplace? Può essere utile per farsi scoprire, ma non come unico canale. Usa il marketplace per acquisire visibilità e il tuo sito per costruire la relazione e i riacquisti. 🚀
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Matteo Kiramarios
Founder di MKDA. Mi muovo tra la concretezza delle relazioni umane nell'offline e l'innovazione del marketing digitale nell'online: aiuto le attività a trovare la propria voce e scalare il business con strategie su misura. Il mio motto? L'innovazione senza strategia è solo rumore.
Curo questo blog con una missione precisa: trasformare la complessità del digitale in conoscenza accessibile per chi, come me, non smette mai di voler crescere. Credo che la condivisione sia il vero motore del progresso — e amo le sfide quanto un buon caffè espresso ☕️.
Con MKDA, ad Aprilia, seguiamo attività di Latina e dintorni: siti web, produzione video e gestione social.
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