Addio esenzione da 150 euro: il dazio forfettario UE da 3 euro che cambia l'import e-commerce dal 2026

Scritto da
Matteo Kiramarios
Data di pubblicazione
8 settembre 2026

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Per anni la soglia dei 150 euro è stata una comodità silenziosa dell'e-commerce: sotto quel valore, un pacco che arrivava da fuori Unione Europea non pagava dazi doganali. 📦 Su quella regola — la cosiddetta esenzione de minimis — si sono costruiti interi modelli di business: dropshipping, rivendita di piccoli oggetti importati, marketplace pieni di prodotti a basso costo spediti direttamente dall'Asia. Nel 2026 quella comodità è finita.
Dal 1° luglio 2026 l'UE ha abolito l'esenzione e introdotto un dazio forfettario temporaneo di 3 euro per articolo. Se importi, rivendi o fai dropshipping, il costo di ogni prodotto che sbarca in Europa è cambiato — e con lui i tuoi margini. Vediamo cosa dice la norma e come adeguarti senza farti erodere la redditività. 👇
Cosa scoprirai in questo articolo:#
- Cosa è cambiato dal 1° luglio 2026
- Perché l'UE ha chiuso la falla
- Come cambia il tuo landed cost
- Takeaway pratico
- FAQ sul dazio forfettario e l'import e-commerce
Cosa è cambiato dal 1° luglio 2026
La Commissione europea, con la guida ufficiale dell'8 giugno 2026, ha stabilito che l'esenzione doganale per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro non esiste più. Al suo posto arriva un dazio forfettario di 3 euro per articolo, calcolato in base alla classificazione tariffaria del prodotto. È una misura temporanea, in vigore fino al 1° luglio 2028, in attesa della riforma doganale strutturale (Fonte: Commissione europea, Taxation and Customs Union, 2026).
Il dettaglio che conta di più per chi vende è il metodo di calcolo: il forfait si applica per tipologia di articolo, non per pacco. Tradotto in pratica:
- Cinque magliette identiche in un unico collo → 3 euro totali (una sola classificazione).
- Una maglietta più un orologio nello stesso pacco → 6 euro (due classificazioni distinte).
C'è poi un secondo obbligo da mettere in agenda: i Product Identifiers (PID), gli identificativi per la tracciabilità dei prodotti importati, diventano obbligatori dal 1° novembre 2026 (con dichiarazione su base volontaria già dal 1° luglio 2026). Non è un dettaglio burocratico: senza PID corretti rischi blocchi e ritardi in dogana proprio nel periodo di picco delle vendite di fine anno.
Perché l'UE ha chiuso la falla
Il motivo è nei numeri. Nel solo 2025 sono entrati nell'UE circa 5,9 miliardi di articoli di basso valore senza pagare alcun dazio doganale (Commissione europea, 2026). Una massa enorme di piccole spedizioni, spesso da grandi piattaforme extra-UE, che sfruttava la soglia dei 150 euro per entrare a costo zero, mettendo in svantaggio i venditori europei che le tasse le pagano.
Per una PMI italiana la lettura strategica è duplice. Da un lato, se importi tu da fornitori extra-UE, hai un nuovo costo da assorbire. Dall'altro, la misura livella il campo di gioco: i concorrenti che finora vendevano gli stessi prodotti a prezzi stracciati grazie all'esenzione ora affrontano lo stesso balzello. Chi produce o si rifornisce dentro l'Unione, o chi ha già una filiera trasparente, parte avvantaggiato.
Come cambia il tuo landed cost
Il landed cost è il costo reale di un prodotto quando arriva a destinazione: prezzo d'acquisto, spedizione, dazi, oneri di gestione. È il numero da cui dovresti calcolare i margini — e nel 2026 questo numero è cambiato per chiunque importi da fuori UE.
Prendiamo un esempio concreto. Rivendi un accessorio che paghi 8 euro al fornitore extra-UE. Prima, sotto i 150 euro, sbarcava senza dazi. Oggi, quel singolo articolo porta con sé 3 euro di dazio forfettario: il costo reale passa da 8 a 11 euro, cioè +37,5% prima ancora di spedizione e commissioni marketplace. Su un prodotto venduto a 15 euro, il margine si assottiglia drasticamente.
Ecco come reagire in modo ordinato:
- Ricalcola prodotto per prodotto, non a occhio. Il forfait è per tipologia di articolo: i prodotti a basso prezzo unitario sono i più colpiti in percentuale, quelli sopra i 30-40 euro assorbono meglio i 3 euro. Individua gli articoli dove il margine è ora insostenibile.
- Ripensa il packing degli ordini. Poiché il dazio è per tipologia e non per pacco, aggregare più unità dello stesso articolo in un'unica spedizione riduce l'incidenza per pezzo. Consolidare gli ordini invece di frazionarli conviene.
- Valuta fornitori intra-UE. Per gli articoli più penalizzati, un fornitore europeo — anche a prezzo d'acquisto leggermente superiore — può risultare più conveniente una volta eliminati dazio, tempi doganali e rischio PID.
- Aggiorna classificazioni tariffarie e PID. Prepara i codici corretti e gli identificativi prima di novembre 2026: un errore di classificazione può bloccare la merce.
- Comunica i costi totali prima del checkout. Se scarichi il dazio sul cliente, mostralo con trasparenza nel carrello. Un costo "sorpresa" allo sdoganamento è una delle cause più frequenti di reso e recensioni negative.
Takeaway pratico
Questa settimana, apri il tuo catalogo e aggiungi una colonna "landed cost 2026" con dentro il dazio da 3 euro per articolo. Filtra i prodotti sotto i 20 euro importati da fuori UE: sono quelli su cui il forfait pesa di più in percentuale e dove il margine potrebbe essere già negativo. Per ognuno decidi se aumentare il prezzo, consolidare le spedizioni, cambiare fornitore o togliere l'articolo dal catalogo. È un'ora di lavoro che ti evita di vendere in perdita per mesi senza accorgertene.
In sintesi#
Dal 1° luglio 2026 l'UE ha abolito l'esenzione doganale da 150 euro e introdotto un dazio forfettario di 3 euro per articolo, valido fino al 2028 (Commissione europea, 2026). Il calcolo è per tipologia di prodotto, non per pacco, e dal 1° novembre 2026 diventano obbligatori i Product Identifiers per la tracciabilità. La misura nasce per fermare i 5,9 miliardi di piccole spedizioni entrate a dazio zero nel 2025 e livella il campo tra venditori UE ed extra-UE. Per chi importa o fa dropshipping è il momento di ricalcolare il landed cost prodotto per prodotto, consolidare le spedizioni, valutare fornitori europei e comunicare i costi totali prima del checkout.
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FAQ sul dazio forfettario e l'import e-commerce
Il dazio da 3 euro si applica a ogni pacco o a ogni prodotto? A ogni tipologia di articolo, non a ogni pacco. Se spedisci cinque unità identiche in un solo collo paghi 3 euro totali; se metti due prodotti diversi nello stesso pacco paghi 6 euro, perché contano come due classificazioni distinte. Consolidare più unità dello stesso articolo riduce quindi l'incidenza per pezzo. ✅
Riguarda anche chi vende prodotti fabbricati o acquistati nell'Unione Europea? No: il forfait colpisce le importazioni di basso valore da fuori UE. Se ti rifornisci o produci dentro l'Unione non sei toccato dal dazio — anzi, la misura riduce il vantaggio di prezzo dei concorrenti che finora importavano a dazio zero. Per gli articoli più penalizzati, valutare un fornitore intra-UE può diventare conveniente. 💡
Cosa sono i Product Identifiers e quando servono? Sono identificativi per la tracciabilità dei prodotti importati. La dichiarazione è volontaria dal 1° luglio 2026 e diventa obbligatoria dal 1° novembre 2026. Prepara per tempo classificazioni tariffarie e PID corretti: un errore può bloccare la merce in dogana proprio durante il picco di vendite di fine anno. 🚀
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Matteo Kiramarios
Founder di MKDA. Mi muovo tra la concretezza delle relazioni umane nell'offline e l'innovazione del marketing digitale nell'online: aiuto le attività a trovare la propria voce e scalare il business con strategie su misura. Il mio motto? L'innovazione senza strategia è solo rumore.
Curo questo blog con una missione precisa: trasformare la complessità del digitale in conoscenza accessibile per chi, come me, non smette mai di voler crescere. Credo che la condivisione sia il vero motore del progresso — e amo le sfide quanto un buon caffè espresso ☕️.
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